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L’era pre-meccanica: forbici e colla

Nel linguaggio dei montatori, la TESTA di una ripresa è l’inizio della ripresa, la CODA è la fine. “Torna in testa” o “ Vai in coda” sono espressioni usate dai registi per indicare quale punto della sequenza intendano visionare.

All’inizio del 1900, i film muti venivano montati utilizzando un vetro smerigliato illuminato, una lente di ingrandimento e un paio di forbici. In pratica, si “leggeva” il fotogramma grazie alla lente di ingrandimento ed alla luce che proveniva dal vetro smerigliato. Si procedeva naturalmente per tentativi, tagliando qualche fotogramma “ in coda” alla ripresa che si intendeva interrompere e qualche fotogramma “ in testa” alla ripresa che si doveva aggiungere alla prima. Una operaia, in stabilimento, provvedeva a giuntare i due spezzoni per passarli poi nuovamente al montatore che verificava la validità dell’attacco. Se l’attacco non lo soddisfaceva, si ricominciava tutto da capo. Raggiunto il risultato sperato, si provvedeva a conformare il negativo e a stampare le copie in rulli da 60 metri. Il testo dei titoli e delle didascalie, veniva redatto tipograficamente, ripreso in truka e inserito nel racconto. Le bobine venivano spedite agli acquirenti che avrebbero poi provveduto al loro montaggio seguendo una edit-list allegata alla scatola della pellicola. Era naturalmente possibile sostituire anche le didascalie per adattarle alla lingua del posto. E poteva anche succedere che il proprietario del “cinematografo” decidesse di montare alcune bobine a suo gusto, variando quindi il racconto originale, oppure eliminarne alcune, dando così origine ad un altro, ulteriore montaggio, diverso da paese e paese, da regione a regione.

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montaggio: work in progress

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